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Cosa ci dicono i dati sui consumi. Claudio Gnesutta

Il crollo dei consumi nel 2012, certificato dal Rapporto annuale dell’Istat e anche dal report diffuso venerdì, fotografa una fase di transizione verso un modello sociale nel quale, senza strutturali interventi correttivi, la divaricazione tra i settori sociali favoriti e le famiglie e le persone in condizioni più disagiate è destinata ad allargarsi http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Cosa-ci-dicono-i-dati-sui-consumi-19335

Euro Crisis Mires Continent in Longest Slump Since War

The euro-zone debt crisis has mutated into Europe’s longest slump of the postwar era, with no recovery in sight for a broad swath of the continent. Continuing government austerity, banks that can’t or won’t lend and heavy household debts are weighing on many countries. Weak business surveys are challenging official predictions, including from the European Central Bank, that growth will return this year. http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324767004578484192106471164.html#project%3DEUECON0516%26articleTabs%3Dinteractive

Il re è sempre più nudo

(…) La prima guerra mondiale segnò di fatto il trionfale primato del capitale finanziario su quello industriale, quello che in quegli anni Lenin intitolò come “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”. Il fabbisogno finanziario del primo conflitto mondiale sopraffece i sistemi fiscali di tutti gli stati belligeranti. Nessuno dei maggiori protagonisti del conflitto riuscì a coprire più di un quarto delle spese di guerra con il prelievo fiscale. La spesa complessiva dei belligeranti ammontò ad una cifra valutabile intorno ai duecento miliardi di dollari, calcolata su base aurea. Spesa che risultò di cinque volte superiore a quella degli anni precedenti il 1914 e pari a cinque volte il totale dei debiti pubblici all’inizio del conflitto. L’esborso complessivo equivalse a sei volte e mezza la somma di tutti i debiti pubblici accumulati nel mondo dalla fine del XVIII secolo all’agosto del 1914. WW1.jpg (…) http://www.carmillaonline.com/2013/01/28/il-re-sempre-pi-nudo/

È giusto giudicare un Paese solo per il debito pubblico? Se la formula cambia l’Italia batte Francia e Inghilterra ed è vicina la Germania

L’Italia ha il più alto debito pubblico dell’Europa con una percentuale del 120% del Pil che dovrebbe peggiorare al 127% nel 2013. Sulla scia di questo parametro solo il Giappone è messo peggio con debito pubblico/Pil al 200%. Certo, i (quasi) 2mila miliardi di debito del Tesoro (tanto nei confronti di investitori italiani che stranieri) in rapporto a un Prodotto interno lordo di 1.580 miliardi (fine 2011) indicano che l’Italia utilizza eccessivamente la leva finanziaria. Che è costretta a trasformare l’avanzo primario in disavanzo a causa dello scotto degli alti interessi su quel debito (che quest’anno potrebbero raggiungere il picco a quota 90 miliardi). Un tallone d’Achille che rende l’economia italiana fragile e, più vulnerabile di altri Paesi, quando la speculazione entra in azione. http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-10-11/giusto-giudicare-paese-solo-115806.shtml?uuid=AbCV5grG