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Cosa ci dicono i dati sui consumi. Claudio Gnesutta

Il crollo dei consumi nel 2012, certificato dal Rapporto annuale dell’Istat e anche dal report diffuso venerdì, fotografa una fase di transizione verso un modello sociale nel quale, senza strutturali interventi correttivi, la divaricazione tra i settori sociali favoriti e le famiglie e le persone in condizioni più disagiate è destinata ad allargarsi http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Cosa-ci-dicono-i-dati-sui-consumi-19335

Twitter antigas

Il capitalismo ha sempre funzionato così, trattenendo la potenza produttiva comune. Anche nelle sue fasi più primitive, quelle di cui parla Marx nel capitolo del Capitale dedicato alla Cooperazione. Il fatto è che il comunismo ben lungi dall’essere un’utopia, è al contrario la struttura stessa della società. Oggi questo «sequestro» della potenza produttiva sociale è ancora più evidente, ora che il capitale fisso più importante è costituito dalla conoscenza e dalla cooperazione che sono inseparabili dal lavoro vivo. Nella società della conoscenza il capitale si svela inutile e parassitario. I rapporti sociali capitalisti diventano rapporti feudali. http://www.alfabeta2.it/2013/07/04/twitter-con-la-maschera-antigas/

Euro Crisis Mires Continent in Longest Slump Since War

The euro-zone debt crisis has mutated into Europe’s longest slump of the postwar era, with no recovery in sight for a broad swath of the continent. Continuing government austerity, banks that can’t or won’t lend and heavy household debts are weighing on many countries. Weak business surveys are challenging official predictions, including from the European Central Bank, that growth will return this year. http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324767004578484192106471164.html#project%3DEUECON0516%26articleTabs%3Dinteractive

Il re è sempre più nudo

(…) La prima guerra mondiale segnò di fatto il trionfale primato del capitale finanziario su quello industriale, quello che in quegli anni Lenin intitolò come “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”. Il fabbisogno finanziario del primo conflitto mondiale sopraffece i sistemi fiscali di tutti gli stati belligeranti. Nessuno dei maggiori protagonisti del conflitto riuscì a coprire più di un quarto delle spese di guerra con il prelievo fiscale. La spesa complessiva dei belligeranti ammontò ad una cifra valutabile intorno ai duecento miliardi di dollari, calcolata su base aurea. Spesa che risultò di cinque volte superiore a quella degli anni precedenti il 1914 e pari a cinque volte il totale dei debiti pubblici all’inizio del conflitto. L’esborso complessivo equivalse a sei volte e mezza la somma di tutti i debiti pubblici accumulati nel mondo dalla fine del XVIII secolo all’agosto del 1914. WW1.jpg (…) http://www.carmillaonline.com/2013/01/28/il-re-sempre-pi-nudo/

L’ultimo bunker della destra.

Non basta il presente a spiegare il presente. Soprattutto in Italia, dove la “non contemporaneità del contemporaneo” è sempre alacremente all’opera. E di certo vi è solo che non c’è alcuna rivoluzione in corso né in prospettiva, tanto meno quando abbondano i tribuni che la evocano. Il percorso tortuoso conduce a una fine nota: quelle larghe intese che nel nome della “responsabilità” ignorano, quando non reprimono irresponsabilmente tutto ciò che di vivo e di non definitivamente rassegnato esiste ancora in questo paese. Non è la prima volta, ma è la prima volta che una classe dirigente screditata come non mai e nel suo insieme perdente quanto ai numeri e alla capacità di leggere il contesto in cui agisce, si blinda senza offrire alcun compromesso a una società stremata. È qui che i paragoni storiografici di Giorgio Napolitano con gli anni ’70 mostrano come la memoria possa volgere in sclerosi (…) http://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/2761-marco-bascetta-lultimo-bunker-della-destra.html

Interpretazioni del capitalismo contemporaneo /1. Fredric Jameson

Daniele Balicco e Pietro Bianchi Nel secondo dopoguerra, il marxismo ha occupato un ruolo importante nel campo della cultura politica europea, soprattutto in Italia, Germania e Francia. Ma è solo a partire dagli anni Sessanta che la sua influenza travalica gli argini tradizionali della sua trasmissione (partiti comunisti e socialisti; sindacati e dissidenze intellettuali) per radicarsi come stile di pensiero egemonico nell’inedita politicizzazione di massa del decennio ’68/’77. Tutto cambia però, e molto rapidamente, con la fine degli anni Settanta: una serie di cause concomitanti (cito in ordine sparso: la sconfitta politica del lavoro, l’esasperazione dei conflitti sociali, l’uso della forza militare dello Stato conto i movimenti, una profonda ristrutturazione economica, la rivoluzione cibernetica, il nuovo dominio della finanza anglo-americana) modifica non solo l’orizzonte politico comune, ma, in profondità, le forme elementari della vita quotidiana. http://www.leparoleelecose.it/?p=10101